Intervista ad Angelo Faresin

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Oggi parliamo con Angelo Faresin, che ci racconta qualcosa in più di sè, delle sue passioni e del percorso che lo ha portato a diventare un Operatore di Turismo Esperienziale.

Vuoi presentarti?

“Mi chiamo Angelo Faresin, ho 27 anni e abito in provincia di Vicenza, vicino a Marostica, che è una bella città collinare, ancora munita  di mura la cui costruzione risale al 1300, in epoca scaligera. Non è un caso che ve lo dica, dal momento che sono un grande amante della storia, in particolar modo di quella medievale! Questo interesse mi ha condotto a studiare il fenomeno turistico, unendo il mio interesse per le lingue a quello per la storia dei territori e per le genti di culture diverse…Ho studiato Progettazione e Gestione del Turismo Culturale presso l’Università di Padova. Il corso di studi aveva un accentuato carattere multidisciplinare, poiché prevedeva corsi di statistica, marketing del turismo, archeologia, storia dell’arte, sociologia, psicologia e, naturalmente, lingue. Di quegli anni, ricordo molto volentieri le lezioni di Economia e Marketing del Turismo tenute dal professor Stefan Marchioro, che è stato anche il mio relatore di tesi.

 

Come è avvenuto il contatto col progetto Artès?

“All’inizio per curiosità nei confronti di un progetto che ho intravisto sui social media e che, da subito, ho percepito come portatore di una nuova metodicadi turismo. Però, per capire meglio le motivazioni che mi hanno convinto a farne parte, è necessario fare un passo indietro; a maggio del 2015, stavo già programmando di aprire una mia attività, per iniziare a lavorare in questo settore, con l’obbiettivo di far scoprire ai turisti stranieri e italiani il mio territorio, che è quello pedemontano veneto o, per essere più precisi, quelle zone che si estendono  tra le città di Schio e Asolo. Volevo trovare un modo per raccontare questi paesaggi e la loro storia in maniera autentica, originale e coinvolgente, anche attraverso le mie passioni, che sono la rievocazione storica e l’organizzazione di eventi e giochi di ruolo dal vivo. Ho immediatamente capito che, utilizzandoli, potevo creare “palinsesti” (come li definisce il modello Artès) molto interessanti per far vivere al turista un’esperienza diversa e più coinvolgente!

Ho quindi  deciso di iscrivermi al corso per Operatore di Turismo Esperienziale e sono rimasto molto colpito dal valore che viene dato alla persona, come pure dall’entusiasmo e familiarità dell’ideatore del progetto, Maurizio Testa. A questo aggiungo anche l’incontro con le altre persone che hanno preso parte al corso: ho avuto il piacere di conoscere professionisti provenienti da vari settori, tutte persone positive e interessate al turismo esperienziale…

I pregi del progetto, insieme alla vivacità dell’ambiente, mi hanno contagiato e, in poco tempo, ho cominciato anche a collaborare con  Artès, a livello nazionale.

 

Perché hai scelto di diventare Operatore del Turismo esperienziale?

“Ho già organizzato in passato varie manifestazioni in ambito associativo, ma quella proposta da Artès è una specializzazione che prevede un approccio nuovo al mondo del turismo. La curiosità, l’aver fatto il corso e l’essermi reso conto che c’è un modello di creazione degli eventi ben strutturato e basato su studi, per esempio quelli svolti da Pine e Gilmore, mi ha fatto scegliere  di diventare Operatore del Turismo esperienziale!

 

Qual’è la passione principale che metterai in gioco nelle tue storie?

“Sicuramente la Storia, in particolar modo quella medievale! Sono sempre stato affascinato dai romanzi d’avventura, storici e fantastici per il loro rapporto con la storia, con il mito e con la mitologia.

Una delle cose che preferisco è sicuramente la rievocazione storica; così la Storia non è più una storia morta e messa sotto teca, ma è un’esperienza attuale che prende vita nuovamente.

Per me è fondamentale sviluppare l’ intrattenimento educativo, penso che sia il modo più adatto di approcciarsi al passato, soprattutto in un paese come l’Italia, ricca di storia e di tesori. Raccontare le vicende storiche in modo coinvolgente, parlando di vite di uomini e donne che hanno avuto delle difficoltà, delle gioie e dei dolori, potrebbe aiutarci a riflettere su quelli che sono i nostri valori presenti…”

 

Di cosa parla la tua prima storia, il tuo primo “palinsesto”?

“Parla della famiglia dei da Romano, vissuta durante il XIII secolo nel territorio della Marca Trevigiana. In particolare mi occupo della storia di Cunizza da Romano, nel periodo successivo alla morte del fratello Ezzelino, detto “il terribile”. All’interno di questo racconto storico, i turisti rivivono il momento nel quale questa famiglia, dopo il 1250, vede man mano affievolirsi il proprio potere. Dobbiamo considerare che i da Romano stavano governando su quasi tutto il Nord Est d’Italia e si stavano espandendo anche verso la Lombardia. Alla scomparsa dell uomo forte, Ezzelino, le varie città conquistate iniziarono i preparativi della ribellione. Nella mia storia ipotizzo un incontro tra Cunizza e suo fratello Alberico, nella rocca di san Zenone, e vorrei inscenare un attacco da parte di uomini armati inviati dalle famiglie rivali. Il compito dei turisti sarà quello di aiutarmi a salvare Cunizza e, così facendo, conoscere la storia di san Zenone”.

 

Il tuo sogno nel cassetto?

“Vorrei che il progetto Artès, al quale mi sto dedicando completamente, diventasse un punto di riferimento nel panorama, non solo nazionale, del turismo esperienziale. L’approccio di questo progetto si basa su valori forti di attenzione alla persona, di reciprocità e su aspetti sociali dei quali, soprattutto al giorno d’oggi, c’è bisogno. Spero che questo progetto riesca a dare un’opportunità in più a molte persone e possa servire anche per il rilancio dell’economia in Italia.