Intervista a Veronica, operatrice appassionata d’arte medioevale!

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Oggi intervistiamo Veronica, romana doc, appassionata d’arte medioevale e sempre alla scoperta di nuovi territori da poter raccontare!

Ciao Veronica, vuoi presentarti?

Mi chiamo Veronica D’Ortensio, e ho da poco compiuto 30 anni e vivo a Roma. Sono, a diverso titolo, impegnata in Artès e, da circa un anno, sono ambasciatrice della community di Roma e provincia. Ho seguito il primo corso Artès a Roma, quindi sono anche operatrice, e proprio in questi giorni è in fase di definizione il mio primo palinsesto che, pur essendo stato ideato da me, una ragazza di Roma, è ambientato in Umbria tra la provincia di Terni e Perugia.  Ho conseguito nel 2008 la laurea triennale in storia e tecniche del restauro presso l’università Roma 3, e per la specialistica mi sono spostata a Viterbo dove mi sono laureata nel 2012 in storia dell’arte, con una tesi riguardante la storia dell’arte dell’alto medioevo. La mia vita mi ha portata a far dialogare le mie due grandi  passioni ossia l’arte e l’animazione. Quando ho avuto l’occasione di conoscere il progetto Artès, ho fin da subito pensato che intercettasse perfettamente la necessità che avevo bisogno di esprimere a livello professionale.

Com’è avvenuto il contatto con il progetto Artès?

Il mio contatto con il progetto è avvenuto in maniera “casuale”, anche se secondo me il caso non esiste, esiste solo il destino.
Una mia cara amica di Assisi, conosciuta durante la frequentazione di un corso a Perugia, era al corrente di quelli che erano i miei veri interessi. Entrambe siamo molto attive per quanto riguarda l’utilizzo dei social network, e un giorno ha scoperto il progetto Artès, nato in seno all’associazione di promozione sociale “Experience For You”. Mi aveva segnalato la giornata di presentazione a Milano, alla quale purtroppo non ho potuto partecipare. Ho dunque deciso di scrivere una mail a Maurizio Testa che mi ha successivamente ricontattata trovandoci fin da subito in perfetta sintonia. A quello stato dei fatti il progetto non era ancora presente in territorio romano, e ho quindi iniziato a gettare i semi del progetto Artès nella mia città. Mi sono occupata di trovare, con l’aiuto e il supporto di Maurizio, i primi partner e pian piano la community Artès ha preso vita.

Perché hai scelto di diventare operatore del turismo esperienziale e quale passione principale metterai in gioco nelle tue storie?

Sintetizzerei il tutto in due parole: relazione ed esperienza. Ho sempre ritenuto le opere d’arte semplicemente delle tracce, seppur le più mirabili, che sono in grado di raccontarci delle storie. Sono allo stesso tempo intrecci di storie e storie di vita. Sono stata dubbiosa e a volte polemica nei confronti della professione della guida turistica; a volte c’è il rischio che questa figura dia solo informazioni nozionistiche che non incrementano la crescita emotiva, morale e spirituale delle persone.
Penso invece che il compito dello storico dell’arte, ma in generale delle persone che vivono i territori, debba essere quello di fare da medium fra le opere d’arte e le persone e cercare di creare una storia.
In questo senso Artés è un’esperienza e mostra come quell’opera sia stata essa stessa esperienza di una vita, vissuta e compiuta. È stata la prima volta che ho trovato un progetto coerente con la mia visione di arte e territorio.

Spesso lavoro con i bambini e gli adolescenti e ciò che mi piace trasmettergli è che le opere sono come le persone, non posso dire di conoscere appieno una persona se ho solo qualche informazione di base; allo stesso modo bisogna essere in grado di dialogare con l’opera per poter dire di conoscerla appieno. Arés per me è come una famiglia che condivide una vision.
A Roma è complesso parlare di turismo esperienziale, infatti trovo molto difficile raccontare la mia città, motivo per cui sto generando palinsesti riguardanti un altro territorio. Dalla mia città natale, purtroppo, mi sento delusa e tradita e non riesco perciò a proporre delle esperienze che la riguardino. Fortunatamente ho scoperto altri territori che mi hanno accolta come se ne facessi parte da sempre.

Di cosa parla il tuo primo palinsesto?

Il mio primo palinsesto unisce il mio amore per la storia dell’arte medievale al mio amore per la provincia di Perugia, con l’aggiunta di un pizzico di artigianato, in particolar modo l’arte tessile. Il palinsesto parla della storia di Faroaldo II, duca di Spoleto, che fondò l’abbazia di San Pietro in Valle nell’attuale comune di Ferentillo, in provincia di Terni.
Vi è una leggenda legata alla fondazione longobarda di San Pietro in Valle, abbazia bellissima che conserva fra le varie opere d’arte la famosa lastra del
magister Ursus nonché un importantissimo ciclo di affreschi.
La storia che vorrei proporre ai turisti prevede di seguirmi attraverso i miei studi di storica medievale, e cercare di capire dove è stata cucita la tunica di Faroaldo II. La tunica venne indossata nel momento in cui egli divenne monaco all’interno del monastero da lui stesso fondato, abbandonando così le vesti di duca. Questa parte di storia medievale si ricollega poi al comune di Sant’Anatolia di Narco dove ancora si respira l’atmosfera medievale e artigianale della coltivazione della canapa che veniva usata per la tessitura, ma non solo.
Ci sarà anche una cena finale a base di prodotti realizzati con la canapa, per dimostrare che può essere utilizzata anche come ingrediente per gustose preparazioni. I turisti mi aiuteranno a convalidare la tesi proposta dal mio palinsesto, tessendo loro stessi con l’ausilio di alcuni telai artigianali, dei piccoli
pattern da mandare alla giuria per partecipare al finto bando europeo a cui dovrei partecipare.

I due territori presi in considerazione dal mio palinsesto sono quindi l’abbazia di San Pietro in Valle e il Museo della Canapa a Sant’Anatolia di Narco.

Hai un sogno nel cassetto che vorresti realizzare?

Trovare un sogno nel cassetto è difficile, ne ho molti e mi piacerebbe poterli realizzare tutti. Come ho già detto, ho compiuto 30 anni da poco quindi più che di sogni nel cassetto parlerei di obbiettivi da raggiungere.
Mi piacerebbe rendermi autonoma e andare a vivere da sola e soprattutto trovare il coraggio di fare ciò che desidero ormai da anni, trasferirmi a Perugia.
Vorrei con tutto il cuore continuare sulla strada lavorativa che penso il destino abbia tracciato per me. Mi piace lavorare con i bambini e gli adolescenti, organizzare corsi o gite che possano coinvolgerli alla scoperta del mondo dell’arte e del restauro.
Vorrei percorrere queste strade che il destino ha scelto per me, per crescere, realizzarmi come donna e soprattutto come amante dell’arte.

Intervista di Alice Mion
Foto di Elena Venturi