Cinema e turismo: da “La dolce vita” a “Montalbano”

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di Michel Paganini

Il cinema valorizza il territorio. La forza evocativa delle immagini è più forte ed efficace del marketing che, per trovare strade nuove, deve rimboccarsi le maniche sfoderando una fantasia da Guinness. Soprattutto se vuole suscitare quelle emozioni che spingono il potenziale visitatore a prenotare una destinazione. Eppure il cinema questo lavoro lo fa da sempre. Si provi a inserire Brescello in un qualche motore di ricerca. La query farà atterrare il navigatore sul paesino della Bassa descritto ora online come il Comune di don Camillo e Peppone. Ed è proprio sui personaggi interpretati da Gino Cervi e Fernandel che Brescello ha costruito la sua fama.

Qualcuno obietterà che Brescello è roba da antiquariato cinematografico. Forse. Ma l’esempio è paradigmatico. Basti vedere come il successo della serie tv “Il Commissario Montalbano” tratta dai romanzi di Andrea Camilleri sia riuscita in ciò che, per giganti come l’Enit, rimane solo un magnifico sogno. “Il Commissario Montalbano” ha creato un indotto turistico di tutto rispetto: si stima a 15 milioni di euro l’anno il business che gravita intorno al poliziotto più celebre d’Italia. Da Ragusa a Punta Secca è un susseguirsi di locali, ristoranti, spiagge e paesaggi che si rifanno al burbero ma molto umano commissario. E naturalmente anche il barocco della Sicilia ci guadagna. Non ci sarebbe da stupirsi se prima o poi sorgesse un museo dedicato a Montalbano. Chissà cosa ne penserebbe Zingaretti o addirittura Camilleri.

 

“Il film tourism – si legge in uno studio della Fondazione Eni Enrico Mattei – è quella forma di turismo che consiste nella fruizione delle destinazioni che sono state utilizzate come location di prodotti cinematografici (Evans 1997; Tooke, Baker 1996). Nello studio del film tourism o screen tourism, la letteratura critica ha identificato alcuni vantaggi per le destinazioni turistiche sia dal punto di vista della promozione del territorio che da quello dell’impatto economico”.

Molti film fanno da veicolo al luogo dove è stato allestito il set. Ne è un esempio il castello di Agliè, dove è stata girata la fiction tv “Elisa di Rivombrosa”. Il luogo in questione era meta per 10 mila persone all’anno nel 2003, anno della messa in onda della serie televisiva. Negli anni successivi le visite sono alite fino a più di 90 mila.

Il cinema di successo non è nuovo quanto a ricadute economiche sul territorio. Per molti stranieri la città di Roma esiste solo per le scene viste nel film “La dolce vita” di Federico Fellini: il bagno notturno di una sensuale Anita Ekberg nella Fontana di Trevi, capolavoro di tarda età barocca, oltre a infuocare l’immaginazione di uomini di mezzo mondo, è stato involontariamente uno spot pubblicitario dei più efficaci. La Fontana di Trevi è Roma. E non ne può essere dissociata. Ancora oggi questa immagine è capace di influenzare la percezione della Città Eterna da parte dei turisti stranieri.

 

A suffragare la definizione di film tourism ci pensa il film “Basilicata coast to coast”, opera prima dell’attore lucano Rocco Papaleo. Il lungometraggio narra il viaggio a piedi di quattro amici che attraversano la Basilicata dal Tirreno allo Ionio. L’aspetto promozionale in questo caso passa non solo dal titolo che mette in mostra la Basilicata ma anche dal fatto che la Regione Basilicata ha cofinanziato il film. Il risultato è stato un buon successo di pubblico e critica (3 David di Donatello e 2 Nastri D’Argento). Un risultato forse non da blockbuster ma sicuramente di tutto rispetto. E il paesaggio lucano ha ottenuto finalmente il suo momento di gloria facendo scoprire agli italiani (ma non solo) luoghi e itinerari inediti fuori dai grandi circuiti turistici classici. Il road movie a piedi ha avuto come conseguenza un aumento del flusso turistico tra il 10 e il 20%.

 


Ma se rasenta quasi l’ovvietà che un film di successo faccia affluire più turisti nel luogo dove è stato girato , molto più singolare è scoprire che anche un flop commerciale riesce a produrre effetti benefici sul turismo. Il film “ Il mandolino del Capitano Corelli” fu da questo punto i vista una piacevole sorpresa: nei tre anni successivi alla sua uscita nelle sale si è verificato un incremento di visitatori nell’isola di Cefalonia del 50%.